2017 / 2018
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STAGIONE DI PROSA

rassegna dedicata al teatro contemporaneo



sabato 3 marzo ore 21.00
ALESSANDRO MOR
Following Iago


regia: Angelo Facchetti
drammaturgia: Angelo Facchetti da "Otello" di W. Shakespeare
con: Alessandro Mor e la partecipazione in video di Michele D'Aquila, Massimo Politi, Abderrahim El Hadiri e Uta Kargel
scene e video: Giuseppe Luzzi
produzione: Teatro Telaio

Una rilettura contemporanea dell'Otello di Shakespeare per parlare di relazioni, invidie, gelosie e stati d'animo che inducono al desiderio di vendetta e di prevaricazione. Protagonista, questa volta, Iago che prende la parola per raccontare la sua versione dei fatti, cioè il punto di vista del persecutore, della mente spietata che muove chi gli sta intorno come fosse il suo branco. È lui il sibillino tessitore di false voci e dicerie abilmente architettate, che fa cadere ad uno ad uno i suoi avversari, che conquista la fiducia di Otello allo scopo di farlo precipitare dall’alto del suo successo, che sacrifica l’innocente Desdemona, colpevole di avergli preferito i suoi avversari. Il centro attorno a cui ruota il suo universo di senso, quasi come una falena attirata dal fuoco, è l’onore, o, detto in termini contemporanei, l’immagine: qualcosa che non si può rubare per sé, ma, se tolta al proprio avversario, lo annichilisce. In questo sta la sua universalità: anche oggi possiamo immedesimarci in Iago e comprendere il suo desiderio di rivalsa, ma sta a noi e alla nostra volontà decidere se agire per distruggere o per costruire. In scena un attore e le sue proiezioni mentali e le trame del suo piano che si materializzano come una partita a scacchi sugli schermi. Schermi che sono scenografia ma allo stesso tempo fisica proiezione interiore di beckettiana memoria e metafora del prolungamento “virtuale” che ci circonda: un ambiente in cui si spia e si è spiati, si segue il branco in maniera passiva e inconsapevole, senza interrogarsi su chi sia e cosa provi realmente la vittima. La funzione della luce non è quella di illuminare, ma di confondere; la musica, pervasiva, si sovrappone alle parole, e incatena gli spettatori con le sue vibrazioni. Ci è sembrato interessante utilizzare un’opera teatrale classica per avvicinarci ad un argomento, così apparentemente “moderno”, come quello dei rapporti di prevaricazione. La forza della parola shakespeariana, che ha saputo giungere intatta, potente ed evocativa anche ai nostri giorni, non fa altro che mostrare come “nulla ci sia di nuovo sotto il sole”, ma tutto sia, da sempre, insito nella natura umana che solo attraverso la cultura e l’educazione può essere resa cosciente di sé e plasmata. Al pubblico non si vuole offrire né una cronaca della situazione attuale né, tanto meno, soluzioni o consigli, perché per questo vi sono mezzi e modi più adatti del teatro. Al pubblico si vuole offrire una metafora. E, oltre al racconto di Otello, l’uso del teatro diviene esso stesso metafora: perché ambiente in cui le azioni avvengono realmente e non virtualmente e perché luogo in cui l’immedesimazione ci spinge a un grado di coinvolgimento profondo. Infine il teatro come forma di espressione comunitaria, da cui nasce quella forma di condivisione che i greci chiamavano catarsi, contrapposta ad uno degli effetti devastanti di tanti rapporti socialmente deviati: l’ostracismo di un singolo da parte di una comunità, reale o virtuale che sia.

“Mor dice questo Shakespeare con limpida modernità, si muove per il palcoscenico con abilità da danzatore”
- P. Carmignani, Giornale di Brescia 26/02/2015

“Alessandro Mor riesce a renderlo (Iago) molto vicino a noi con un’interpretazione attenta e misurata che mette in risalto la sua normalità”
- F. De Leonardis, Bresciaoggi 28/02/2015

"La regia di Angelo Facchetti non crea una sorta di vicenda parallela, ma rimane fedele al telaio testuale, lavorando di fino sui dettagli: scava nel sottosuolo del personaggio, mette in risalto i coni d'ombra di un uomo comune, gioca con la relatività e l'assoluto, con l'arbitrarietà del senso dell'onore, alludendo ad un'epoca ad alta esposizione (la nostra ovviamente), in cui gli altri ci guardano e i followers sono più importanti delle persone. Solo sulla scena, ma interattivo tramite video, Alessandro Mor fornisce una prova all'altezza, ricordandoci in calce che la nostra storia siamo noi"
- N. Dolfo, Corriere della sera 19/01/2016





sabato 17 marzo ore 21.00
SABRINA FRATERNALI e DARIO SPADON
Endurance - un racconto vero


testo e regia: Dario Spadon
musiche originali: Marcello Fera
riproduzioni fotografiche: Giovanni Allegri e Alessandro Campaner
elaborazione video: Ilaria Scarpa e Luca Telleschi
produzione: coop. Teatrale Prometeo

Era il 1916. Giorno trenta del mese di agosto. Il fotografo di bordo dell’Endurance, Frank Hurley, scattò una foto ai suoi compagni dopo oltre diciotto mesi di permanenza nella loro prigione di ghiaccio e la intitolò “Il salvataggio”. Ma era una bugia. In realtà era il ventiquattro aprile del 1916 e la foto ritraeva la partenza della piccola imbarcazione James Caird, scialuppa dell’Endurance, con a bordo Ernest Shackleton e cinque dei suoi uomini. Si stavano preparando ad affrontare ottocento miglia, millecinquecento chilometri di navigazione nell’Oceano Australe. Avrebbero incontrato le lunghe onde di Capo Horn, quelle che fanno il giro del mondo senza incontrare terra, alte fino a venti metri. Avrebbero combattuto e convissuto con venti che sarebbero arrivati fino a ottanta nodi, centocinquanta chilometri all'ora. Su una scialuppa scoperta, senza ponte, della lunghezza di sei metri e mezzo. Per salvare i ventotto uomini della Spedizione Transantartica Imperiale.
Nell’agosto 1914 l’esploratore Ernest Shackleton, assieme ad un equipaggio di ventisette persone, partì dall’Inghilterra a bordo dell’Endurance. La spedizione aveva lo scopo di attraversare l’Antartide via terra, passando per il Polo Sud. Il 18 gennaio 1915, a sole ottanta miglia dal luogo nel quale sarebbe iniziata la traversata, la nave rimase imprigionata nel pack e dopo dieci mesi affondò, annientata dai ghiacci in movimento. Da qui inizia una straordinaria storia di sopravvivenza.
Due attori raccontano l’incredibile avventura mentre le foto e i filmati originali della spedizione, proiettati su un grande schermo, scandiscono i drammatici episodi che hanno portato Shackleton e i suoi uomini a compiere una delle più grandi imprese di tutti i tempi.





sabato 24 marzo ore 21.00
LABORATORIO DELLE DONNE DI SAVIGNANO
Titolo da definire


Spettacolo finale del corso LABORATORIO TEATRALE DELLE DONNE DI SAVIGNANO (vedi)

conduzione e regia: Cristina Bartolini

in scena:
le partecipanti al corso

Ritorna anche quest'anno l'atteso appuntamento con la nuova produzione spettacolare del Laboratorio delle Donne di Savignano





sabato 14 aprile ore 21.00
ANNAPAOLA BARDELLONI
Viva la vida!


di: Pino Cacucci
con: Annapaola Bardeloni
regia: Giovanni Boni e Renzo Sicco
montaggio video: Marco Pejrolo
produzione: Assemblea Teatro

E’ stata anticonformista, femminista anticipando il tempo, amante appassionata. E’ stata musa e artista, pronta a spezzare le regole, a triturarle, purché il suo essere potesse esprimere quel caleidoscopio di sentimenti che in lei si susseguivano. Soprattutto è stata una donna che, in nome della vita, ha affrontato ogni battaglia, ogni sofferenza. Questa Frida Kahlo, messicana, pittrice e molto altro, e a lei benissimo si addice quel “Viva la vida!” scelto da Pino Cacucci per il monologo (edito da Feltrinelli), in cui lascia a Frida il racconto di se stessa e della sua storia. Un monologo scritto per il teatro e portato in scena da Annapaola Bardeloni, attrice italo-uruguaiana che ha mosso i suoi primi passi a Genova, alla scuola di recitazione dello Stabile, per poi spostarsi a lavorare in America Latina, Asia ed Europa. Da cinque anni collabora con Assemblea Teatro, con un focus specifico sul mondo teatrale ibero-americano. A lei il compito difficile di trasformarsi in Frida, di immergersi nella sua vita, almeno in alcuni sprazzi, quelli scelti da Pino Cacucci che in Messico si è fermato a lungo e si è appassionato al mito di Frida e Diego Rivera, il suo amore per sempre. Diego è l’altra faccia di Frida. Da lui, si reca per fargli vedere i suoi primi lavori creati a letto dove l’ha costretta un tremendo incidente. Salva per miracolo viene letteralmente trafitta da un tubo di ferro che le rompe costole e vertebre. Costretta distesa per anni, incomincia a dipingere, a usare quei colori forti e nitidi, che segnano i suoi lavori. Poi va dal grande “Diego”, attivista comunista e pittore di fama certa. Sarà un si entusiasta e tra i due è subito feeling e passione anche politica. Si sposano, lui la tradisce, lei prima sopporta, poi decide di rispondere allo stesso modo, donne o uomini che siano. Si lasciano, si risposano, vanno a vivere in due case comunicanti, uniti eppure divisi. Frida sfida la sua salute fragilissima, cagionevole. Continua a dipingere, a far politica. Non si arrenderà mai. In nome della vita, l’amore più grande.





Vantaggi dell'abbonamento 2017/2018:

- NESSUNA FILA IN BIGLIETTERIA
- POLTRONA FISSA NUMERATA GARANTITA
- RISPARMIO ECONOMICO


ABBONAMENTI:
VENDITA ABBONAMENTI
tutti gli spettatori già da subito possono mandare una e-mail con la richiesta di abbonamento cliccando
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e riceveranno istruzioni per il pagamento in Banca
oppure
potranno venire in biglietteria a scegliere i posti e pagare l'abbonamento per la stagione
dal 16 gennaio al 23 febbraio 2018
(dal martedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle 12.30)


costo abbonamenti a 4 serate: - intero € 30,00 - ridotto € 21,00
RIDUZIONI:
sotto i 21 e sopra i 65 anni, persone con handicap ed invalidi civili, insegnanti, militari, studenti universitari, lavoratori in cassa integrazione ed esodati




BIGLIETTI:
dal 27 febbraio 2018 in poi gli spettatori potranno venire in biglietteria
dal martedì al venerdì (dalle ore 9.00 alle 12.30)
e nei giorni di spettacolo dalle ore 19.00 in poi
per acquistare i singoli biglietti

biglietti: intero € 12,00 - ridotto € 9,00
RIDUZIONI:
under 21 e over 65, persone con handicap ed invalidi civili, insegnanti, militari, studenti universitari, lavoratori in cassa integrazione ed esodati





la direzione del Teatro si riserva la possibilità di apportare modifiche al programma in caso di forza maggiore



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